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Alla biennale “Conference of the
Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO)” del
novembre 2005 laz
Rappresentanza Permanente del Perù propose di dichiarare l’anno 2008
l’anno della patata.
E giustamente l’iniziativa era pienamente legittima dal punto di vista
storico e culturale. La patata, infatti, ha origine sulle Ande, in
Sudamerica, e risale a circa 8000 anni fa la sua coltivazione a scopo
domestico come ordinaria alimentazione di qui popoli. Da noi la “Solanum
tuberosum” giunge nel XVI secolo sulle caravelle di ritorno nei traffici
aperti verso l’Europa in seguito agli sviluppi commerciali dell’impresa
esplorativa americana di Cristoforo Colombo inaugurata nell’anno 1492.
Questo tubero è importantissimo nell’alimentazione umana per l’apporto
di vitamine e minerali. Per fare un esempio dei livelli nutritivi,
consideriamo una patata di medie dimensioni che corrisponde ad un peso
di circa 150 grammi. Se consumata con la buccia essa procura 27 mg di
vitamina C (45% della dose giornaliera raccomandata), 620 mg di potassio
(18% della dose giornaliera raccomandata), 0,2 mg di vitamina B5 (10%
della dose giornaliera raccomandata). Inoltre vi sono tracce di tiamina,
riboflavina, folati, niacina, magnesio, fosforo, ferro e zinco. Ed
infine il contenuto della patata presenta diversi composti fitochimica
come i carotenoidi ed i polifenoli.
“La patata rappresenta la quarta coltivazione mondiale dopo riso, grano
e mais, con una produzione annuale di oltre 300 milioni di tonnellate”,
come affermato da NeBambi Lutaladio, esperto FAO e coordinatore
dell’anno internazionale della patata.
Nel mondo sono più di 300 i Paesi, dall’America alla Cina, dall’India al
Nord Europa, dall’Ucraina a casa nostra, in Campania. Sì, perché la
nostra zona è una delle più produttive e di alta qualità di patate.
Nel 2007 la produzione mondiale di patate è stata di 320 milioni di
tonnellate ed il suo consumo va aumentando rapidamente nei Paesi in via
di sviluppo. Essendo solo una piccola parte della produzione piazzata
sul mercato internazionale, il prezzo della patata oscilla di meno e
resiste meglio alle speculazioni.
Secondo i dati della Coldiretti in Italia la patata è la seconda
produzione orticola dopo il pomodoro da industria, con un raccolto di
1,8 milioni di tonnellate realizzato in quasi 70mila ettari coltivati da
circa 29mila imprese. La Campania e l’Emilia Romagna sono in testa alla
classifica produttiva con il 14% ognuna. Seguono la Sicilia con 12%, la
Calabria con il 9%, l’Abruzzo con il 9% ed il Veneto con l’8% della
produzione nazionale tricolore. Noi italiani consumiamo in media 40
chilogrammi a testa, mentre nei Paesi dell’Europa Nord-occidentale il
consumo è il doppio e quasi il triplo nei Paesi dell’Europa dell’Est.
La CIA, Confederazione Italiana Agricoltura, precisa che l’Italia
produce circa l’1% della quantità mondiale con i suoi 2 milioni di
tonnellate, 1,6 milioni di patate comuni e 0,4 milioni di “novelle” per
un valore economico di 600 milioni di euro. Ma il mercato nazionale è in
forte sofferenza. Crescono i costi di produzione; si contraggono i
consumi; non si riesce a collocare il prodotto, né in Italia né
all’estero; ; le aziende vanno in crisi; trionfo del prodotto straniero,
soprattutto francese, il 50% dell’import ed egiziano il 21% dell’import
totale.
La CIA chiede “un mercato più trasparente, attraverso una corretta
informazione sull’origine del prodotto e misure finalizzate alla
promozione della produzione nazionale”.
Quest’anno è stata davvero una tragedia per i contadini della Campania,
soprattutto per quelli dell’Agro acerrano-mariglianese-nolano. Si
offrivano 5 euro per un quintale di patate: insufficienti anche per il
solo recupero dei costi di produzione. Forse ad incidere negativamente è
stata anche l’etichetta deleteria dell’appartenenza territoriale al
“triangolo della morte” marchiato dalla diossina.
Comunque per renderci conto del reale andamento dell’annata pataticola
2008 nella nostra zona abbiamo incontrato un piccolo produttore.
Sebastiano Cerciello, 81 anni di Brusciano, 5 figli tre maschi e due
femmine. Proprietario di circa 10 moggia di terra di cui tre dati in
affitto e 7 coltivati direttamente. L’agricoltore Zì Sastiano ha
dichiarato con tanta amarezza che “le 5 moggia destinate alla
coltivazione delle patate, tre in Contrada Spena a Marigliano e due
presso la Masseria De Ruggiero a Brusciano, le ho fatte tutte frullare
con il trattore, terra e prodotto insieme, perché il ricavato non
sarebbe bastato nemmeno a pagare la manodopera”.
Ma quanto costa ad esempio lavorare un moggio di terra per un ciclo di
produzione della patata. Ce lo dice sempre Zì Sastiano o’ Cantiniere che
sin da bambino affronta la vita di campagna. Incominciamo dal prendere
coscienza dell’estensione di un moggio che corrisponde a circa 4.000
metri quadrati di superficie.
A fine febbraio inizio marzo si semina. Per seminare un moggio di terra
ci vogliono 9quintali di patate al costo di 0,70 al kg per un totale di
63,00 euro. Per la rullatura e la zappatura ci voglio 120,00 euro. Per
l’irrigazione due giornate a 40,00 euro ognuna per un totale di 80,00.
Per gli i fitofarmaci occorrono 10 kg di prodotto vermicida per un
totale di 40,00 euro; il verderame da irrorare tre volte, ogni volta 7
kg di prodotto, altri circa 150,00 euro. Per il solfato da somministrare
due volte, per un totale di 8 quintali a 25 euro al quintale, totale
200,00 euro.
A giugno di raccoglie. Un moggio di terra produce da un minimo di 100 ad
un massimo di 150 quintali di patate. Per i nostri calcoli stimiamo la
media 125 quintali. Se quest’anno sono stati offerti 5 centesimi per un
chilogrammo di patate vuol dire che ogni quintale di patate ha reso 5
euro al coltivatore.
Dati i costi fin qui calcolati in oltre 600,00 euro, considerati i
ricavi di 625,00 euro prospettati per i 125 quintali di patate, si
capisce perché il prodotto non può nemmeno essere raccolto. Infatti
occorrerebbero almeno 5 lavoranti a 40 euro ognuno ed una macchina a
60,00 euro per la raccolta delle patate dal moggio di terra fin qui
curato. Allora, prima di buttare via altri 260,00 euro è preferibile far
frullare il tutto, terra e patate, imprecando e sperando nell’annata
successiva. Tempo e danaro andato via anche quest’anno. Nell’anno della
patata a friggere sono stati i contadini nei debiti e nella frustrazione.
Zi Sastiano che ne ha viste tante nella sua lunga vita non dispera e
attende che la roulette gli dia una possibilità vincente. “I prezzi del
seme quest’anno ancora non si conoscono. A breve lo sapremo. Aspettiamo.
Intanto voglio ringraziare i miei figli maschi, Gaetano, Luigi e
Francesco, ognuno con diverse altre professioni, che non mi fanno
mancare di tanto in tanto il loro aiuto. Ma la terra dopo di noi chi la
coltiverà più? ”.
Interessanti risultati si leggono in uno studio del 2004, termine
iniziale di un triennio sperimentale, fatto su un terreno di Marigliano
dal CRA Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura in
un progetto di “Miglioramento della qualità della produzione pataticola
campana”, Responsabile Italo Giordano dell’Istituto Sperimentale per le
Colture Industriali, ISCI di Battipaglia.
Per le tecniche agronomiche consigliate in questo studio, le indicazioni
date sull’impiego di alcuni fattori produttivi:
1. Epoca di piantamento. Si consiglia di anticipare la semina della
patat “novella” per ottenere poi un prodotto sufficientemente maturo
quando il mercato non è ancora saturo per cui la domanda del prodotto è
disposta verso un prezzo migliore. I rischi climatici sono attenuabili
con una rincalzatura-assolcatura precoce.
2. Concimazione azotata. Per i terreni con buone quantità di azoto sono
sufficienti dosi di questo concime non superiori a 100 Kg/ha. Eccessi di
questo fertilizzante procurano l’allungamento del ciclo di maturazione e
peggioramento di alcune caratteristiche qualitative e merceologiche del
prodotto. Inoltre le quantità in eccesso non utilizzato dalle piante
scende verso le falde acquifere sottostanti inquinandole stabilmente.
3. Concimazione fosfo-potassica. Il terreno di questa nostra tanto
bistrattata campagna è caratterizzato da un elevato contenuto di fosforo
e potassio (100 ppm di P2O5 assimilabile e addirittura 983 ppm di K2O
scambiabile) è ottimale per questo tipo di colture ed il loro impiego
potrebbe benissimo essere evitato riducendo i costi di produzione e
l’inquinamento ambientale, atteso che la produzione comunque non viene
ad essere incrementata, né in quantità e né in qualità con l’apporto di
questi due macroelementi.
4. Concimazione calcica. Anche qui gli effetti sono stati deludenti
perché l’apporto di calcio sotto forma di concime fogliare non ha
migliorato la buccia dei tuberi.
5. Irrigazione. Gli apporti irrigui devono essere limitati, attese le
sufficienti precipitazioni primaverili. Troppa acqua rischia di
allungare il ciclo colturale peggiorando alcune caratteristiche
qualitative dei tuberi.
Mese di Dicembre 2008
dott Antonio Castaldo
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